
Essere caregiver famigliare significa assistere, offrire tempo, essere pienamente coinvolti nei momenti del “prendersi cura”. A causa del carico assistenziale (inteso in tutti i suoi significati) può emergere una condizione spesso invisibile: il burnout del caregiver.
Vediamo quindi cos’è il burnout del caregiver, quali sono i sintomi da non ignorare e come affrontarlo in modo concreto.
Il burnout del caregiver è uno stato di esaurimento fisico, emotivo e mentale causato da uno stress prolungato legato all’assistenza di una persona fragile o non autosufficiente. Più che semplice stanchezza si tratta di una vera e propria sindrome da sovraccarico assistenziale, caratterizzata da:
Il caregiver familiare non va in ferie e questo rende il rischio di esaurimento ancora più elevato.
Il caregiver familiare sviluppa livelli clinicamente rilevanti di stress, ansia o sintomi depressivi. Eppure, molti non chiedono aiuto. Le cause sono legate a:
Il risultato? Il caregiver continua a “resistere”, fino a quando il corpo e la mente non iniziano a cedere. Risulta allora importante riconoscere questi momenti/ queste aree di pericolo per poter agire di conseguenza.
Riconoscere in tempo i segnali del burnout del caregiver è fondamentale per proteggere la propria salute e quella della persona assistita.
Se ti senti esausto fin dal mattino, è un campanello d’allarme importante.
Il caregiver può iniziare a sentirsi “intrappolato” nella situazione, senza via d’uscita.
Uno dei segnali più delicati è la perdita di empatia:
Non significa che l’amore sia finito. Significa che le risorse emotive sono esaurite.
Il ritiro sociale è uno dei segnali più comuni del burnout familiare.
Il sovraccarico mentale riduce l’attenzione e aumenta il rischio di errori nella gestione del prendersi cura.
Molti caregiver si sentono:
Il senso di colpa cronico alimenta un circolo vizioso che peggiora lo stress.
Prevenire il burnout non significa eliminare le difficoltà, ma renderle sostenibili nel tempo.
Delegare non è un fallimento. Coinvolgi familiari, amici o servizi professionali. Anche piccole pause fanno la differenza.
Parla con qualcuno di fiducia. Condividere emozioni positive e difficili riduce la pressione interna.
Prendersi cura di sé non è egoismo, è responsabilità. Anche 20–30 minuti al giorno possono aiutare.
I bisogni di base sono i primi a essere trascurati. Dormire regolarmente, mangiare in modo equilibrato e muoversi aiuta a ridurre lo stress cronico.
Chiedere aiuto è un atto di forza, non di debolezza. Il supporto professionale può aiutare a:
Il primo passo è non minimizzare. Il burnout non si supera “resistendo di più”, ma cambiando equilibrio.
Ecco alcune azioni concrete che si possono mettere in campo:
Capire se si tratta davvero di burnout del caregiver, capire quando chiedere aiuto e a chi rivolgersi non è sempre semplice. Spesso si minimizza, si rimanda, si pensa di poter “resistere ancora un po’”. Con IMACare non devi fare tutto da solo. Un confronto può fare la differenza. Anche solo parlarne è già un inizio. I nostri Tutor Assistenziali ti affiancano passo dopo passo per:
Prendersi cura di chi si prende cura è il primo passo per garantire un’assistenza di qualità e proteggere il tuo equilibrio.
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