
Ogni giorno, milioni di persone si svegliano, accompagnano i figli a scuola, lavorano… e poi (ma anche “nel mentre”) iniziano/gestiscono il loro secondo lavoro: prendersi cura di un familiare. Sono i dipendenti caregiver. Secondo i dati ISTAT, in Italia 1 lavoratore su 5 è coinvolto in attività di cura. Nella fascia 35–55 anni, quella più strategica per le aziende, si arriva fino al 25%. Eppure, nella maggior parte delle organizzazioni, questo dato è completamente invisibile.
La domanda è semplice: nella tua azienda lo sapete?
Un dipendente caregiver è una persona che lavora e si prende cura regolarmente di un familiare non autosufficiente. Può trattarsi di:
Non esiste un profilo unico, ma esistono elementi comuni:
Il risultato? Una doppia giornata. “Dalle 9 alle 18 lavoro. Poi inizia il secondo turno, quello di caregiver.”
Molte aziende considerano il caregiving una questione privata. Errore. Secondo McKinsey Health Institute (2023):
Gli impatti reali in azienda sono spesso sottovalutati ma molto concreti.
-> I caregiver spesso vivono livelli di stress superiori rispetto ai propri colleghi, con un conseguente aumento del rischio di burnout;
-> sono frequentemente presenti sul lavoro ma non pienamente produttivi (presenteismo);
-> nel tempo, possono arrivare a lasciare il posto di lavoro, non per scelta ma per esaurimento, generando un turnover “silenzioso”.
-> Il risultato è una perdita progressiva di produttività, competenze e continuità organizzativa.
Il caregiving non è un’eccezione. È la norma.
Non è welfare accessorio. È gestione delle persone. Molte aziende si fermano a buoni spesa, fringe benefit, piattaforme di acquisto. Servizi utili come sostegno al reddito, ma non di supporto alla persona e alle sue necessità. Il caregiver ha bisogno di tempo, orientamento, servizi.
IMACare aiuta le aziende a rendere visibile un bisogno oggi nascosto attraverso 4 leve chiave:
L’obiettivo che l’azienda deve perseguire è quello di trasformare un problema invisibile in una leva strategica per benessere, produttività ed ESG
Le aziende possono introdurre:
Si passa dunque dai benefit generici, per lo più strumenti di sostegno al reditto, a strumenti operativi concreti che possano incidere positivamente nella gestione della quotidianità del dipendente. Il wellbeing aziendale non è più l’accesso al determinato corso benessere, palestra o buono tramite piattaforma ma la risposta ai bisogni reali delle persone.
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