
In questi ultimi mesi la Legge 106/2025 è stata presentata da alcuni commentatori come una normativa di completamento della ben più nota Legge 104. È una semplificazione comprensibile, ma non del tutto corretta. Pur riconoscendo lo sforzo legislativo, è necessario analizzare in modo critico cosa contiene davvero la norma per capire in cosa effettivamente completi o rafforzi la 104.
La Legge 106 non è una legge quadro come la 104, ma una normativa specifica, pensata per rafforzare le tutele dei lavoratori affetti da patologie oncologiche, croniche o invalidanti. Se la 104 è un “ombrello ampio”, la 106 è un “focus mirato”. Non la sostituisce: al massimo la integra, ma soprattutto appartiene a un ambito diverso.
La normativa introduce sostanzialmente tre misure principali… più una quarta:
La 106 può essere letta come un ampliamento di alcune tutele già previste dalla 104. Le 10 ore di permesso non sostituiscono i permessi della 104: si aggiungono. Il congedo di 24 mesi non sostituisce il congedo straordinario della 104 per l’assistenza a un familiare. Dunque, un soggetto può essere contemporaneamente lavoratore e caregiver (104 + 106).
Pur essendo un passo avanti, la legge presenta criticità evidenti:
Le 10 ore annue: troppo poche. Si tratta di un monte ore insufficiente rispetto ai bisogni reali delle persone interessate. Anche se fossero 10 ore mensili, probabilmente non basterebbero.
Il congedo è non retribuito. La misura tutela la conservazione del posto, ma è praticabile solo per chi ha altre fonti di reddito o almeno una rete familiare forte — sempre più rara stante la trasformazione dei nuclei famigliari italiani.
Lo Smart working sì, ma non per tutti. È una tutela “parziale”, funziona per impiegati e mansioni digitali. Ma per infermieri, OSS, operai, magazzinieri, educatori, tecnici, autisti, addetti alle pulizie… la misura è sostanzialmente inutilizzabile.
Una tutela simbolica per gli autonomi. La sospensione dell’attività senza alcuna forma di indennità è per molti impraticabile. La previsione c’è, ma potrà funzionare anche in questo caso solo per chi ha altre fonti di reddito o almeno una rete familiare forte…
Nonostante i limiti, la direzione è quella giusta: rafforza alcune tutele e sembra voler aprire un percorso evolutivo. Sono misure importanti, anche se non immediatamente trasformative.
D’altra parte, chi è lavoratore e caregiver contemporaneamente si trova costretto a diventare o un consulente del lavoro improvvisato o — per usare un linguaggio più moderno — un project manager delle fragilità. Deve programmare permessi, coordinare incastri, gestire burocrazia come se fosse un Gantt emotivo. Questo aspetto non dovrà essere sottovaluto.
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